The girl on The train

Se vi è piaciuto il film del 2016 ‘ La ragazza del treno ‘ tratto dall’omonimo romanzo di Paula Hawkins , avete la possibilità di vederne la versione indiana su Netflix, in lingua hindi sottotitolato in italiano. La trama è la stessa , la sceneggiatura è piacevolmente arricchita in stile Bollywood da qualche ballo iniziale e di canzoni e musica decisamente ad impronta indiana, ma senza dare fastidio e senza stravolgere il filo conduttore del film. Anche se pensate che io sia di parte, a me il film è piaciuto molto e contrariamente a quel che pensavo non è assolutamente difficile seguire il film e contemporaneamente leggere la traduzione.

La tigre bianca



È in programmazione in questi giorni su Netflix questo film tratto dal romanzo che porta lo stesso titolo dello scrittore indiano Aravind Adiga. Ho letto questo libro parecchi anni fa, appena è stato in commercio in Italia. Non credo sia stato facile ricavarne un film , ma il regista a mio parere è riuscito benissimo a farci capire che in India o si è ricchi o si è poveri, o si è di una casta elevata o sei nessuno. Accanto alla ex Miss mondo Priyanka Chopra recita per la prima volta come protagonista un attore indiano , che a mio parere ha superato brillantemente la prova. Vissuto in uno sperduto villaggio del Nord ,Balram poverissimo, ma con grandi ambizioni, si definisce non un pollo ma una tigre , ma non una tigre qualsiasi, una tigre bianca, che si dice nasca un esemplare solo per ogni generazione. Ma per diventare una tigre userà dei metodi non proprio ortodossi, oltrepassando il limite. Racconterà la sua storia di autista trasformatosi in imprenditore di successo a Bangalore in una mail al primo ministro cinese in procinto di visitare l ‘ India, svelando come ha raggiunto il grande sogno di diventare qualcuno.

La strada di casa


È la storia di tre sorelle che reagiscono in maniera diversa agli abusi del padre padrone , figura che purtroppo ancora sopravvive in India. Marin crede di avere superato il trauma diventando la donna perfetta . Thrisha conduce una vita apparentemente serena con il marito, ma non rallegrata dalla nascita di un figlio. L’ ultima sorella , Sonya , ha vissuto la sua vita libera lontano dalla famiglia , facendo quello che più la appassionava , la fotografa. Ma ecco che le tre sorelle , richiamate dalla madre, si ritrovano al capezzale del padre morente. Vengono a galla non solo i soprusi subiti , ma anche una verità sconvolgente, una specie di regalo che la madre fa alle amate figlie.

Sapore amaro

Anita Nair non delude mai. La sua scrittura gentile, pacata ma piena di emozioni ci regala questo romanzo struggente . Il suicidio inaspettato di una giovane scrittrice è lo spunto per narrare la storia di donne la cui vita si intreccia casualmente in un resort del Kerala. E a raccontare queste storie in prima persona è lei, SrilaKshmi , la suicida , la cui anima rimane intrappolata in un armadio……

Guru Purnima



Il giorno di luna piena del mese induista di Ashadha , che capita nei mesi tra giugno – luglio, viene celebrata questa festa in onore di maestri, di insegnanti spirituali che hanno messo a disposizione la loro saggezza senza alcun interesse o ritorno economico. È una forma di ringraziamento per queste persone considerate illuminate. Ecco spiegato il termine Guru , usato spesso per indicare una persona carismatica .

Cercasi amore a tempo pieno.


Credo che tutti sappiano che nella cultura indiana non esiste un matrimonio d’amore , semmai l’amore può sopraggiungere con il tempo o può trasformarsi semplicemente in rispetto . Ma non è questo quello che vuole Laila. Lei crede ancora nella scintilla, nelle farfalle nello stomaco, nell’amore che nasce prima del matrimonio. Per cui alle insistenze dei genitori di combinare un incontro con qualcuno scelto da loro , risponde con una richiesta insolita: un periodo di tempo di tre mesi , in cui sarà lei a trovarsi il marito ,frutto del vero amore. Ma non è così che funziona. Puoi trovare l’anima gemella come puoi non trovarla . Ed alla fine Laila sarà costretta a decidere tra la sua vita e quella voluta dai suoi genitori…..

Rabdi Falooda



È un semplicissimo dessert diffuso soprattutto nel Nord dell ‘India e è facilmente possibile riprodurlo qui da noi, visto i numerosi negozi di alimentari etnici. Forse la cosa più difficile da reperire sono i Falooda , spaghetti tipo i noodles ma fatti di mais. Dopo avere messo a mollo i semi di basilico, si fa bollire il latte con lo zucchero fino a farlo diventare quasi una crema e lo si fa raffreddare, così come si fanno raffreddare i tagliolini una volta cotti in acqua per qualche minuto. A questo punto basta assemblare i vari ingredienti in un bicchiere abbastanza alto. Sul fondo vanno sistemati i semi di basilico, poi i noodles tagliuzzati con le forbici, a seguire qualche cucchiaio di acqua di rose ed il latte. Per finire una pallina di gelato alla vaniglia e decorazioni con pistacchi tritati e petali di rosa che rendono il dessert molto scenografico.

La cacciatrice di storie perdute

Romanzo emozionante a tal punto che non si può fare a meno di leggerlo tutto d’ un fiato e che magari vi può far scappare qualche lacrimuccia. Jaja giornalista americana dopo tre aborti ed con un matrimonio vacillante , decide di andare in India richiamata da una lettera del nonno morente indirizzata a sua madre , di origine indiana. Arrivata in questo paese magico, viene travolta dai profumi, dagli odori , dai colori e stravolta dalla storia di sua nonna Amisha e del suo amore clandestino, sconfinato , unico per un luogotenente inglese, a cui rinuncia con dolore per il bene dei figli .
È proprio in India che Jaja ritrova se stessa , quasi una liberazione interiore , paragonabile a quella della nonna che attraverso la scrittura e le sue storie manifestava il desiderio di staccarsi da usi e costumi e di essere libera.

The wedding Guest – L’ ospite sconosciuto


Eccolo di nuovo , lui Dev Patel , diventato famoso per il film The Millionaire , protagonista di questo thriller ambientato in India. È stato girato nel 2018 ed è in programmazione adesso su Sky. Solitamente in primavera vado in India, ma quest’ anno il Coronavirus me lo ha impedito, così come ha impedito matrimoni , viaggi , passeggiate. In un momento in cui hai paura ad uscire , hai paura di essere fermato dalla polizia e dover giustificare perché sei fuori casa , hai paura ad avvicinarti ad altre persone, vedere questo film ti rianima, ti risolleva il morale. In contrasto con il silenzio innaturale che c’è fuori da casa tua, dallo schermo arriva il rumore, i clacson, la musica , il caos indiano ed io riesco a sentire anche il profumo tipico , indescrivibile, misto di fiori e di spezie . Ma torniamo al film. Un uomo , Dev Patel , viene assoldato per andare in Pakistan e rapire Samira , prossima al solito matrimonio combinato, e riportarla in India dal suo innamorato segreto. Ma nella fuga , uccide un uomo. Il luogo di incontro avrebbe dovuto essere Amritsar, ma Deepesh non si presenta. Chi non è mai stato in questa città, sicuramente ha perso l ‘opportunità di vedere un tempio unico , spettacolare, luccicante come l ‘oro perché di oro è fatto, dove regna silenzio e disciplina , due parole che gli indiani ignorano soprattutto sulle strade. Da qui rapita e rapitore si spostano a Delhi, a Jaipur , la città rosa, e infine a Goa. Tra passaporti falsi, scambi di identità, diamanti ci scappa anche un altro morto. Non racconto più nulla. Il film in se stesso non è niente di eccezionale, soprattutto il finale , ma vale la pena vederlo perché ti mostra la vera India, sia quella dove tutto è no problem sia quella che regala panorami meravigliosi.

Akshaya – Tritiya

Festival primaverile di un solo giorno induista e jainista che cade nel terzo giorno ( Tritiya ) lunare del mese di Vaisakha , di solito alla fine di aprile. Akshaya significa infinito, ma viene inteso come prosperità, successo. Sia gli Induisti che i Giainisti in questo giorno considerato come propizio per gli investimenti acquistano beni di valore , tipo oro, terreni e progettano anche iniziative future. Se questo festival cade di lunedì è considerato ancora più fortunato. Di solito viene osservato il digiuno, al termine del quale i fedeli bevono succo di canna da zucchero.