INDIA..una sola parola

 

Chi va in India per la prima volta o rimane sconcertato a tal punto da scappare per non tornare mai più, o rimane intrappolato , invischiato, risucchiato come nelle sabbie mobili.

Appena scendi dall’aereo, un’ondata di profumi nuovi ti assale, ti inebria e ti stordisce. Rimani ubriacato dall’effluvio di gelsomino e di ibisco, affascinato dall’incedere elegante delle donne  , abbagliato dai colori, accecato dal bianco della sabbia di Goa, dal blu del mare e del cielo del Kerala, dal verde smeraldo delle palme, dalle caleidoscopiche statue del tempio di Madurai,dal marrone del deserto del Thar, nauseato dall’ “odore dell’India “, un misto di sandalo, zenzero, cannella, fogna e fiori calpestati e marciti al sole nei templi.

E’ bello girovagare per l’ India, da Nord a Sud, da Est ad Ovest, per scoprire quello che il turismo di massa non ha ancora scoperto. Chi sceglie di andare in India infatti non lo si può chiamare turista, è il vero viaggiatore, che sa di potersi trovare in luoghi estremamente “estremi “, sacri, assolutamente unici, ma che ti colpiscono come un pugno nello stomaco !!! Eppure da questi luoghi vieni via con il “magone “, non sai perché, ma forse inconsciamente lo sai !!!!!E’ la serenità che veleggia, è la serenità presente anche in chi a Varanasi va per morire. E di questa serenità tu viaggiatore sei geloso, invidioso, perché tu non la possiedi o se la possiedi non sai usarla,frenetica come è la tua vita.

Cosa c’è di più bello che rimanere estasiati di fronte alla bellezza dei palazzi dei Maraja , sontuosi, ridondanti ricchezza e sfarzo, cosa c’è di più coinvolgente che entrare nei templi induisti durante la funzione religiosa e capire cosa sia davvero la fede, la devozione e la religione. E’ strabiliante vedere con quale amore tutte le mattine le statue di Ganesha, di Shiva, di Parvati, di Krisna vengono lavate ed inghirlandate, pronte ad essere trasportate in mezzo ad un bagno di folla durante la puja o ad essere buttate ogni anno in mare, ove possibile , accompagnate da un numero disumano di uomini, donne, bambini, vecchi, tutti pervasi da una devozione assoluta. E’ il risvolto mistico dell’India induista, jainista, sikkista, mussulmana, cristiana, ma che ha la capacità di far convivere in una stessa città religioni così diverse tra loro. E cosa dire dei Market presenti in ogni città , in ogni paese pur piccolo che sia, punto di ritrovo per qualsiasi tipo di acquisto, alimentare  e non, straripanti di frutta di ogni tipo, dalle papaie grosse come angurie grazie al sole quasi tropicale,ai manghi dolcissimi, afrodisiaci, di cui ne esistono 70 varietà , Alfonso ne è il migliore,ai cocchi dalla polpa straordinariamente deliziosa , alle banane  microscopiche dal gusto esilarante;   traboccanti di spezie dai colori sgargianti e sistemate a mò di piccole montagne immobili a tal punto da sembrare finte, di fiori profumatissimi, bazar che diventano nascondigli di ori, di argenti, di antichità preziose , di mobili ed anche di paccottiglia.

Bollywood, Mollywood, Tollywood : non sono scioglilingua, ma  la risposta indiana ad Hollywood. E’ così che vengono chiamate rispettivamente Bombay, Madras e Calcutta.  Questi nomi tanto odiati  perché retaggio inglese dovrebbero lasciare il posto definitivamente alle indianissime Mumbay, Chennai e Kolkata. Sembra impossibile che dagli studi cinematografici indiani che certamente per grandezza , per apparecchiature e scenografie impallidiscono di fronte a quelli hollywoodiani vengano sfornate tante pellicole da ridicolizzare il numero totale della produzione mondiale. E sembra ancora più impossibile che anche in città agonizzanti come Calcutta, la gente rinuncia a mangiare pur di non perdere la prima di un film. La maggior parte sono film musicali, con attori bellissimi come la ex miss mondo. La trama è abbastanza semplice: di solito sono saghe familiari quasi tutte a lieto fine. Le canzoni sono il life-motiv. Pare che la colonna sonora  venga messa in commercio  15 giorni  prima della uscita della pellicola nelle sale cinematografiche, in modo tale che gli spettatori  possano imparare  le canzoni e diventare vocalist insieme ai cantanti –attori durante la proiezione. Ma la cosa più curiosa è che tutti i cartelloni  pubblicitari sono rigorosamente dipinti a mano, assoluti capolavori frutto di intere giornate di lavoro,  vere e proprie opere d’arte ….Straordinario esempio di manualità, fantasia , senso del colore, del gusto, rimani incantato  guardando  la pubblicità del tè, del sapone e perché no, anche del ritratto di Sonia Gandhi all’epoca delle elezioni.

L’India è tutto ed il contrario di tutto, è la terra dei contrasti, è la terra dei ricchi che più ricchi non si può e dei poverissimi che hanno fatto delle strade la loro dimora. Tra tutte le città indiane, sicuramente Bombay è la città in cui è più evidente tale contrasto, ma è anche la città del futuro,  quella che in molti dicono diventerà la nuova Shangai. Accanto a grattacieli che non hanno niente da invidiare a quelli newyorkesi sorgono gli slum, sterminate baraccopoli che sorgono alla periferia di Bombay ; accanto a quartieri residenziali come Malabar Hill  affacciata  su Marina Drive e su Chowpatty Beach pullulano catapecchie abitate dalle comunità degli hjra. Strani personaggi, emarginati dalla società perché diversi, hanno fatto della loro diversità una forza, una potenza, nonchè un guadagno economico. Non c’è matrimonio che non abbia la presenza degli hyra come buon auspicio. Strade che annegano durante i monsoni si alternano a strade che emulano via Montenapoleone a Milano, gente che chiede l’elemosina si mescola e si amalgama con persone che usano il più recente e tecnologico telefonino, analfabeti convivono con le più alte menti ingegneristiche. Bangalore ed Hyderabad, quest’ultima ribattezzata Cyberabad, sfornano dalle loro università un numero impressionante di ingegneri e maghi del computer . Non a caso le più grosse multinazionali hanno trasferito tutto il loro lavoro in India. Non è solo il minor costo della mano d’opera ad aver dato a questo paese la possibilità di decollare verso un futuro irrefrenabile, ma soprattutto la competenza, l’efficienza e ,diciamocelo pure, il cervello di questi indiani, belli, solari, intelligenti.

Catering : parola inglese , in uso per indicare un servizio di pasto a domicilio, da noi divenuto un simbolo di snobbismo, di raffinatezza nei salotti  di facoltosi mondaioli. Ma forse nessuno sa che da decenni a Mumbay esistono i “dhabawalla”.  Una fitta rete di dhabawalla raccoglie dalla periferia di Bombay i contenitori pieni di pollo tandori, dhal , chapati, alo ghobi   e li porta fino alla stazione di Churchgate. Qui i thermos vengono consegnati ad altri dhabawalla, che provvedono a loro volta a portarli direttamente nelle mani dei destinatari ,  di solito  impiegati che non riuscirebbero a ritornare a casa a mangiare, visto l’enorme e caotico traffico. Ma la cosa straordinaria è che quasi tutti i dhabawalla sono analfabeti : come è possibile che fino ad ora non si sia mai registrato  un recapito sbagliato pur senza  destinatario né indirizzo sui contenitori? Indiani semplicemente ingegnosi. Un gioco di colori e di simboli compaiono sulle etichette ad indicare la zona, la via , l’ufficio e la persona. Una catena umana, possibile da osservare appostandosi alle 12 in punto nei pressi della stazione, trasforma i marciapiedi e le vie in un alveare : è uno spettacolo imperdibile quasi come la marea di circa sei milioni di pendolari che arriva la mattina a Victoria Station per riversarsi nei negozi o negli uffici.

In India non si butta via mai niente, tutto viene riciclato e riutilizzato senza neanche avere la raccolta differenziata. Ed ecco che lo sterco di vacca si ripresenta sotto forma di combustibile o di tegole per le case, i vecchi autobus inglesi , le bici e qualsiasi altro mezzo con le ruote sfrecciano stracarichi di gente per le strade di ogni città. Girovagando per i mercatini rionali è possibile imbattersi in ambulanti “ sui generis “alla guida di carretti dotati di volante, in vecchie macchine trasformate in ricovero per polli , in strampalati banchetti che vendono di tutto : da occhiali da vista a dentiere messi in disuso e pronti ad apparire come nuovi sul naso o in bocca a qualcuno !!! Sto proprio scrivendo, mentre guardo un vecchio calendario sponsorizzato da una casa farmaceutica produttrice soprattutto di farmaci per malattie oculari. Ogni mese riporta una foto di indiani o indiane diciamo di strada che indossano i più curiosi paio di occhiali. Gennaio è dedicato ad un venditore di spezie con turbante, che sfoggia un paio di occhiali da vista anni 50 quasi sicuramente non della gradazione giusta; febbraio mostra una straordinaria foto di un vecchio con occhiali da vista ed aggiunta di lente da sole da una parte e carta dall’altra ; maggio ha una splendida immagine di una vecchia donna con occhiali da sole tipo Audrey Hepburn con etichetta attaccata; dicembre penso regali la più bella foto in assoluto: una donna quasi sicuramente tibetana o del nord dell’India con un paio di occhiali da vista tenuti insieme da innumerevoli giri di corda…quando si dice l’ingegno…e la povertà…

India :  nome musicale, che evoca suoni dolcissimi di sitar …E la musica per gli indiani è fondamentale, fa parte di loro, sia essa scatenata come nei film, sia essa rilassante, come quella che accompagna ogni trattamento ayurvedico. La musica come veicolo di qualcosa che hanno dentro e che vogliono ti venga trasmesso…

India-ayurveda : è un binomio inscindibile, oggi più di ieri, forse perché lo stress quotidiano ti invoglia a ricercare la pace, la tranquillità, la mens sana in corpore sano. Nata duemila anni fa, la medicina ayurvedica, letteralmente  da ayu (vita) e veda (conoscenza),   insegna all’uomo a mantenere sani il corpo e lo spirito grazie ad una dieta alimentare corretta, all’uso di oli essenziali, all’utilizzo di colori , di profumi, la cosiddetta aromatoterapia, e di suoni. Curare lo spirito per curare il corpo attraverso la meditazione, lo yoga e mantenere in equilibrio etere, aria (energia vata), acqua, terra (energia kapha) e fuoco (energia pitta) sono alla base di questa medicina riscoperta dagli occidentali che invadono le coste del Malabar e del Kerala , dove si trovano i più bei centri ayurvedici, immersi e sommersi da palme e cocchi degradanti fin sulla spiaggia bianchissima.

Più parlo e più scrivo dell’India, più  aumenta la nostalgia ed il desiderio di ritornare lì , anche solo per pochi giorni, giusto il tempo per riempire gli occhi dei colori , i polmoni dell’aria  , ma soprattutto per liberare la mente …

Chi ha detto che esiste solo il mal d’Africa ? Esiste anche il mal d’India , invadente,  subdolo, che ti corrode , ti si insinua dentro, ti si annida fino a non lasciarti più…..